Faringite

La faringite (detta anche comunemente "mal di gola") è una patologia di tipo infiammatorio a decorso acuto o cronico che colpisce l'orofaringe (una porzione della faringe). La sensazione dolorosa è accompagnata dalla difficoltà nella deglutizione e, in alcuni casi, si associa a tosse e secrezioni catarrali. La faringite si riscontra più frequentemente nella stagione invernale e all'inizio della primavera.

Cause delle faringiti acute e croniche

Le faringiti acute sono quasi sempre conseguenti al progredire di quelle patologie che interessano le zone circostanti; nella maggior parte dei casi la faringite acuta è conseguente a patologie di tipo virale (adenovirus, enterovirus, coronavirus, mononucleosi infettiva, rhinovirus, virus influenzali, virus parainfluenzali ecc.); le faringiti conseguenti ad infezioni di tipo batterico sono meno frequenti; i batteri più spesso coinvolti sono lo Streptococco beta-emolitico di gruppo A, la Chlamydophila pneumoniae, il Mycoplasma pneumoniae ecc.. Se la terapia messa in atto per la risoluzione della faringite acuta non sortisce i suoi effetti, c'è il rischio che vi possa essere un'evoluzione verso la forma cronica.

Di norma la faringite cronica è dovuta a cause di tipo locale come per esempio processi ostruttivi delle vie nasali, il fumo di sigaretta, il consumo eccessivo di bevande alcoliche, il soggiorno prolungato in ambienti dal clima troppo secco oppure surriscaldato o con presenza di polveri o vapori. Altre volte la faringite cronica è dovuta alla presenza di altre patologie (processi infiammatori a carico delle vegetazioni adenoidi, tonsillite, candidosi ecc.).

Si è soliti distinguere il decorso della faringite cronica in tre fasi evolutive:

  • fase catarrale
  • fase ipertrofica
  • fase atrofica

Nella fase catarrale, la faringite è caratterizzata dalla presenza di una moderata congestione della mucosa e da un lieve ingrossamento delle ghiandole che producono il muco; nella fase ipertrofica invece la mucosa appare meno congestionata, ma si ha una maggiore ipertrofia a livello ghiandolare; la fase atrofica invece ha come caratteristica principale un'atrofia che interessa sia tutte le componenti della mucosa sia la parte muscolare. Le mucose appaiono assottigliate, secche, color rosa pallido (molto raramente di colore rosso); raramente si possono riscontrare secrezioni catarrali e comunque mai abbondanti. Si rileva inoltre una diminuzione della sensibilità.

 

I sintomi delle faringiti acute e croniche

Nella faringite acuta i sintomi caratteristici sono dolore locale, otalgia, infiammazione a livello dei linfonodi cervicali, aumento della temperatura corporea, difficoltà nella deglutizione, arrossamento, congestione della mucosa faringea e talvolta tonsille ingrossate. La sintomatologia compare fin dai primi momenti: inizialmente si avverte una sensazione di fastidio che poi è seguita, entro breve tempo, dagli altri sintomi sopra descritti.

Nella faringite cronica oltre al dolore locale si riscontrano abbassamento della voce, febbre lieve ma persistente, frequente necessità sia di deglutire che di raschiare la gola. A differenza di quanto accade nelle forme acute, inizialmente, la forma cronica può essere priva di sintomi; in seguito il soggetto avverte sempre più frequentemente la necessità di raschiare la gola e spesso tossisce; ciò accade soprattutto nelle ore mattutine a causa del muco che si è depositato durante il corso della notte.

Diagnosi e terapia

Generalmente, in caso di faringite, si nota sia sulla mucosa faringea che sulla superficie delle tonsille una formazione di essudato; si hanno inoltre dolenzia e ipertrofia delle ghiandole linfatiche del collo e di quelle al di sotto della mandibola.

La certezza assoluta della diagnosi si ha però con l'esecuzione del cosiddetto tampone faringeo, un esame diagnostico che ha lo scopo di individuare l'eventuale presenza di microorganismi nell'essudato. L'esecuzione del tampone faringeo è alquanto rapida e indolore (in qualcuno può però scatenare conati di vomito); il tampone faringeo viene effettuato inserendo nella gola del soggetto una specie di cotton-fioc che viene strofinato sia sulle tonsille che sulla mucosa faringea. La procedura consente, dopo le opportune verifiche di laboratorio, di stabilire quale sia il microorganismo responsabile della patologia e conseguentemente scegliere la modalità terapeutica (non ha senso assumere antibiotici se il tampone rivela che la faringite ha origini virali anziché batteriche). 

Una volta stabilita la causa (batterica o virale) si può procedere con la terapia. Come accennato all'inizio, uno dei batteri più spesso coinvolti negli episodi di faringite è lo Streptococco beta-emolitico di gruppo A; è opportuno procedere prontamente e in modo adeguato dal momento che si possono avere complicanze anche serie (reumatismo articolare, glomerulonefrite ecc.). Generalmente nelle forme batteriche alla terapia antibiotica (penicillina oppure amoxicillina, eritromicina o cefalosporine) si associa una terapia sintomatica (farmaci antipiretici e riposo). Se la faringite ha origini virali, il quadro patologico tende a regredire nel giro di pochi giorni; la terapia da seguire è quella sintomatica.

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